Papa Bonifacio VIII
Benedetto Caetani
Benedetto Caetani
Benedetto Caetani (Anagni, 1230 circa – Roma, 11 ottobre 1303), fu Papa della Chiesa cattolica dal 1294 alla morte. Discendente di un ramo della famiglia longobarda pisana Gaetani (o Caetani), nacque ad Anagni verso il 1230 e la sua famiglia poté acquisire enormi ricchezze e grandi latifondi sfruttando proprio la sua carica pontificale. Studiò a Todi e a Bologna, specializzandosi in diritto canonico. Come primo atto del suo pontificato, dopo aver riportato la sede papale da Napoli a Roma per sottrarre l'istituzione all'influenza di re Carlo II d'Angiò, dichiarò nulle tutte le decisioni assunte dal suo predecessore Celestino V.Bonifacio VIII fece pertanto arrestare Celestino V da Carlo II d'Angiò, lo stesso monarca che pochi mesi prima ne aveva sostenuto l'elezione pontificia, e lo rinchiuse nella rocca di Fumone, di proprietà della famiglia Caetani, dove rimase fino alla morte. Ispirandosi alla Perdonanza istituita dal suo predecessore istituì .il 22 febbraio 1300, l'Anno Santo, nel quale assicurava indulgenza plenaria per tutti quelli che avessero fatto visita alle Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura. Numerose furono le accuse formulate verso il Caetani. Innanzi tutto quella di aver fatto assassinare il suo predecessore Pietro da Morrone, già papa Celestino V. Fu accusato poi di negare l'immortalità dell'anima e di aver autorizzato alcuni sacerdoti alla violazione del segreto confessionale. Sulla base di queste infamanti accuse, il Re propose di convocare un Concilio per la destituzione del Pontefice e la sua proposta fu approvata dalla quasi totalità del clero francese. Papa Bonifacio, messo al corrente di questi ultimi avvenimenti, preparò una nuova bolla di scomunica contro il Re di Francia, la Super Petri solio, che non fece in tempo a promulgare in quanto il Nogaret, insieme a tutta la famiglia Colonna, capeggiata da Sciarra Colonna, organizzò una congiura contro il Papa cui aderirono una gran parte della borghesia di Anagni e una gran parte del Sacro Collegio dei Cardinali. All'inizio di settembre del 1303 il Nogaret e Sciarra Colonna riuscirono a catturare il Papa dopo un assalto al palazzo pontificio di Anagni e per tre giorni il Papa restò nelle mani dei due congiurati che non risparmiarono ingiurie alla persona del Pontefice. Le numerose ingiurie inferte al Papa, unitamente al contrasto tra il Nogaret e il Colonna sul destino del Caetani, il primo lo voleva infatti prigioniero a Parigi, il secondo lo voleva morto, indussero la città di Anagni a rivoltarsi contro i congiurati e a prendere le difese del loro Papa. Vi fu pertanto un capovolgimento di fronte della borghesia di Anagni che mise in fuga i congiurati e liberò il Papa, guadagnandosi la sua benedizione ed il suo perdono. Rientrò a Roma il 25 settembre sotto la protezione degli Orsini. Aveva, però, perduto l'immagine del grande e potente Pontefice che era stato ed era fiaccato anche nel fisico per le molte sofferenze dovute alla calcolosi renale che lo affliggeva da anni. Morì l'11 ottobre del 1303 e fu sepolto nella Basilica di San Pietro.

Fiuggi
Le radici storiche
Le radici storiche
Le più antiche testimonianze di insediamenti umani nella zona intorno a Fiuggi derivano dal ritrovamento di parti di palafitte di genesi pelasgica. Ma notizie sicure risalgono al solo periodo ernico, quando probabilmente esisteva un nucleo abitativo minore nella zona di "Felcia", le cui vicende si svilupparono in relazione alla confederazione ernica, che raggruppava le città di Anagni, Alatri, Veroli, Ferentino, Affida (Affile), Olibanum (Olevano Tomano), Guarcino, Boville e Capitolum Ernicorum (oggi Piglio). Si trattava di popolazioni montanare che erano insediate lungo il corso del fiume Sacco (che anticamente aveva nome Tolerus) e quello del suo affluente "Kosa" poi diventato in epoca romana "flumen acquosa" e infine Cosa. E' Strabone, nel 63 A.C. che per primo tramanda il nome di tale fiume. Il territorio degli Ernici confinava con quello degli Equi (che abitavano la parte superiore dell' Aniene) e a Sud-Ovest con i Volsci, i Marsi, i Latini. Non è conosciuta con precisione l'originaria organizzazione sociale e insediativa degli Ernici: sembra che essi avessero già risentito della penetrazione etrusca dal IX secolo A.C. e di quella greca nel sud d'Italia a partire dall'VIII secolo A.C. Dal punto di vista politico gli Ernici erano raggruppati in sedici cantoni riuniti in un "foedus", confederazione, che aveva il suo centro morale e religioso nella città di Anagni. Notizie sui costumi di tale popolo si ritrovano in Dionigi di Alicarnasso e Silio Italico, secondo i quali gli Ernici avevano come insegna di guerra la testa di cinghiale. E Virgilio nell'Eneide (contraddicendo Dionigi di Alicarnasso per quanto riguarda il copricapo) così descrive le loro abitudini in battaglia:"Per tutti costoro non risuonano nè armi, nè scudi,nè carri: la maggior parte lancia d'attorno proiettili di piombo scuro; un'altra parte manovra giavellotti con ambo le mani. Portano sul capo berretti di pelle di lupo. Tengono nudo il piede sinistro; il destro protetto da un rozzo calzare." (Eneide VII, 685). Numerose testimonianze sugli ernici si ritrovano in tutte le fonti storiche romane e i giudizi sono unanimamente positivi, spesso volti a sottolineare le capacità guerresche. Dionigi di Alicarnasso li definisce come i migliori popoli italici del basso Lazio. Il ruolo di Felcia all'interno di questi popoli non è molto ben definito. Il nucleo originario dell'abitato sorgeva nella parte più alta dell'attuale Fiuggi alta. Tale agglomerato presentava tutte le strutture tipiche di una civiltà ernica: era cioè su un rilievo roccioso facilmente difendibile e fortificato. Si trattava in questo caso di una roccia a circa ottocento metri sul livello del mare; difesa naturalmente dai torrenti: Diluvio e del Diavolo (o Casa Vetera) e dalle pareti a strapiombo. La cittadella, la parte più difesa e più difficile da espugnarsi era conosciuta con il nome di "Arx" (e corrisponde oggi al rione "Barriera") a cui si accedeva attraverso una porta, detta dell'Olmo, andata distrutta ali inizi del '900. Un'altra porta (detta Portella, ancora in parte visibile) doveva collegare l'Arx direttamente con l'esterno. A questa zona alta (che in altre città erniche era anche detta Piglione -da cui il nome di Piglio- o Civita) si contrapponeva generalmente una zona più bassa, dove si trovavano gli insediamenti abitativi e si svolgeva la vita urbana. Ad Anticoli come pure ad Alatri, ad Anagni, a Veroli tale zona prendeva il nome latino di "plagae", o "plagiae", da cui l'attuale località "Le Piagge". Più in basso un'altra porta, detta del Colle, apriva la città alla zona delle Piagge e chiudeva la parte fortificata. Ricostruzione della pianta romana (e preromana). Com'è noto gli Ernici - e con essi gli abitanti di Felcia - vissero un periodo di scontri, patti, alleanze con Roma che si conclusero definitivamente con l'assoggettamento ad opera di Appio Claudio e C. Plauzio nel 367 A.C. Poche sono le notizie su Anticoli nel periodo romano. Si sa che Anticoli si trovava sulla via Prenestina, che congiungeva Roma con Preneste (Palestrina) e secondo qualche autore erano già note ai romani le acque, con il nome di "Fons Arilla" (oggi detta "Fontanelle"). Secondo lo studio del Ceccacci Casale si doveva trattare, in epoca repubblicana, di un nucleo di media consistenza avente lo status di colonia romana. Non meno ricca è la storia anticolana per quanto riguarda il basso medioevo. La cittadina fece certo parte del Ducato Romano, resistendo così all'invasione longobarda e subendo non poche influenze dell'impero Romano d'Oriente. Le prime notizie certe sono del secolo XII e va sottolineata a quest'epoca la presenza di alcuni nomi di origine longobarda, il che dimostra la complessità delle relazioni politiche della zona nel Medioevo. Poco prima della vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, il Papa Stefano III fece riconquistare la Campagna ed anche Anticoli (che si erano schierati contro il Papa) a Grazioso. Da quella data il potere del Papa su quella zona durò pressochè incontrastato, subito confermato dallo stesso Carlo Magno e poi da Ludovico II. Nel secolo nono la zona andò soggetta ad attacchi saraceni e sebbene questi non si spinsero fino all'altezza di Anticoli, ne rimane la torre detta di Fumone. L'insediamento abitativo medievale non doveva distinguersi molto da quello ernico. La zona fortificata restava simile e così pure l'accesso era garantito dalle tre citate porte, ognuna delle quali era protetta da una torre circolare di cui oggi rimangono le vestigia. In tutto, lungo il perimetro della città, si dovevano contare otto-nove torri. Probabilmente fu verso i secoli ottavo-nono che la popolazione, per meglio difendersi, tornò a concentrarsi nella parte più alta ed antica del paese (e dal nome Antiqui colles o incolae, potrebbe forse derivare il nome di Anticoli). Per quanto riguarda l'intera provincia di Campagna essa rimase legata alle sorti ed alle vicende papali. Il centro amministrativo (dove risiedevano i rettori) fu fino al 1378 nella rocca papale di Ferentino, che fu incendiata in quell'anno. Da allora i centri amministrativi si stabilirono ad Anagni e successivamente a Frosinone. La gestione della provincia, dal decimo secolo, fu affidata ad un "comes", ufficiale nominato direttamente dal Papa, probabilmente a vita..... Sul finire del secolo XII Anticoli risulta infeudata a tale Oddone di Poli, la cui etimologia sembra rinviare alle invasioni imperiali. I feudatari di Poli si inserirono nella gerarchia papale ed ebbero forse un cardinale con Giovanni, arciprete di Santo Stefano, un quartiere di Anticoli, e poi con Ottaviano, cardinale di Ostia morto nel 1206 dopo essere stato rimosso dal suo seggio da Eugenio III. Il castello di Anticoli di Campagna dovette essere, anche prima dei signori di Poli, dipendente dalla Chiesa romana, gestito attraverso una "famiglia papale", ossia un gruppo di vassalli che non ricevevano concessioni terriere e non amministravano la giustizia, ma che in pratica sostituivano il potere papale in loco. Tale classe dovette di fatto tenere il potere anche durante il periodo degli Oddoni. Il 12 dicembre 1196 il conte Amato cedeva ad altra famiglia metà del castello, ma con un documento del 1248 i feudatari suoi discendenti rivendicavano i loro diritti contro un'investitura concessa da Innocenzo IV a Pietro Bono, che era stato incluso nella famiglia papale di Anticoli. Da questi elementi si può affermare che sostanzialmente dal primo Medioevo la sorte di Anticoli rimase legata a quella pontificia e che, al di là dell'avvicendarsi dei feudatari, la continuità della città e del potere, fu assicurata dai delegati papali che, sotto varie forme, si avvicendarono nel castello (che probabilmente sorgeva nello stesso sito dell'antico insediamento romano).




